L’avvocato telematico, il terzo millennio dei procedimenti civili.

Portando avanti il percorso politico normativo iniziato nel 2001 e rivolto all’informatizzazione degli uffici giudiziari, negli ultimi anni sono stati emanati numerosi provvedimenti volti a dematerializzare il processo civile e snellire le procedure di iscrizione, istruzione, svolgimento e decisione delle relative cause.
Vediamo quali caratteristiche mostra, a oggi, il processo telematico e quali benefici può portare a chi deve misurarsi con la farraginosa “macchina giudiziaria”.

Per poter beneficiare del processo civile telematico, giudici e avvocati devono munirsi di una serie di strumenti informatici e di alcune nozioni tecniche indispensabili per assolvere ai requisiti richiesti dalla legge.

La PEC.
Anzitutto, è necessario munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata: è un particolare tipo di casella mail che fornisce al mittente una ricevuta avente valore legale della conoscenza da parte del destinatario dell’atto inviato. La casella PEC, oltre che di per sé obbligatoria per talune categorie di professionisti (si veda in proposito il nostro apposito post di dicembre all’indirizzo http://www.iuribus.com/notizie-attualita-offtopic/lo-sapevi-che-con-la-pec-risparmi-tempo-e-soldi/avvocato-rusticelli), è necessaria per poter inviare le cosiddette “buste telematiche” agli uffici giudiziari che hanno già attivato i protocolli relativi al processo civile telematico.

Dispositivo di firma digitale e certificato di autenticazione.
L’avvocato che istruisce il procedimento in via telematica ha bisogno di un particolare dispositivo (di solito una “business key” usb, più raramente una smart card) che assolve a un duplice obiettivo. Il primo è quello di sottoscrivere digitalmente tutti gli atti che dovranno essere prodotti in seno alla causa. Tali atti, infatti, non verranno mai stampati e, pertanto, dovranno essere sottoscritti tramite tale dispositivo a cui è associata una password. Il secondo scopo è quello di consentire all’avvocato stesso di accedere e, contestualmente, di essere riconosciuto dagli uffici giudiziari italiani, per poter visualizzare i fascicoli telematici il cui cliente è parte processuale e, allo stesso tempo, potervi depositare gli atti che il processo richiede.

Il redattore atti.
Avvocati e giudici, infine, dovranno dotarsi un apposito programma che serve ad effettuare i depositi telematici degli atti.

Le nozioni tecniche.
Il processo civile telematico si caratterizza per un’elevata tecnicità delle procedure e, a tal fine, richiede una preparazione apposita degli avvocati, che, proprio per questo, possono anche acquisire la qualifica di “avvocato telematico”. Non è un caso che siano proprio le generazioni di legali di età più elevata a riscontrare i maggiori problemi ad assorbire le relative nozioni. Nella maggior parte delle controversie è piena facoltà del difensore scegliere se procedere in via telematica o cartacea, ma in altre (si vedano le esecuzioni civili) il deposito telematico è divenuto obbligatorio.

I benefici.
È innegabile che, soprattutto in prospettiva, il processo telematico potrebbe sortire dei benefici enormi nella galassia della giustizia civile italiana.
Al netto di alcuni inconvenienti che si sono verificati negli anni e che hanno richiesto una copiosa serie di interventi ministeriali per chiarire le procedure da tenersi, già a oggi l’informatizzazione dei tribunali consente, per talune procedure, di depositare un ricorso e ottenere il relativo provvedimento risparmiando notevolmente sulle spese vive, spese di locomozione e costi di notifica.
Non è una sciocchezza affermare che nei prossimi due o tre lustri si assisterà a una progressiva e integrale telematicizzazione, consentendo anche di partecipare alle udienze direttamente dallo studio del proprio avvocato: già oggi, non sono pochi gli organismi di mediazione che permettono di effettuare gli incontri tramite webcam ed è verosimile ritenere che tale prassi investirà anche la fase giudiziale.

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