Legge Pinto, spetta un risarcimento se un processo dura più di tre anni in un solo grado di giudizio. E se i gradi sono due?

Lo hanno stabilito tutti i massimi Consessi italiani: il processo che superi il triennio in primo grado è di per sé di durata irragionevole. Ma cosa succede se un processo si chiude definitivamente in due gradi di giudizio?

Il dubbio nasceva dal testo della stessa “Legge Pinto”, Legge n. 89/2001, la quale dispone, all’art. 2, comma 2-bis e comma 2-ter, che:
si considera rispettato il termine ragionevole di cui al comma 1 se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado, di un anno nel giudizio di legittimità. […] Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni.

Nell’ipotetico caso di un giudizio di primo grado durato 5 anni e concluso con una sentenza mai impugnata né in Appello né in Cassazione, si sarebbe quindi addivenuti a una decisione “irrevocabile” in un termine superiore a tre anni, ma inferiore a sei.

Come doveva interpretarsi tale durata? Come eccedente il termine di tre anni previsto dal comma 2-bis per il primo grado di giudizio? E quindi con diritto della parte processuale a essere risarcita?
Oppure come non eccedente il termine di sei anni previsto dal successivo comma 1-ter, considerando quindi che si era arrivati a una decisione definitiva in meno di sei anni e quindi senza che possa parlarsi di durata irragionevole del processo?

A questo dubbio hanno risposto sia la Corte di Cassazione (Cass. Civ. 6/11/2014 n. 23745; Cass. Civ. 6/11/2014 n. 23746; Cass. Civ. 7/11/2014 n. 23887) che la Corte Costituzionale (Corte Cost. 19/2/2016 n. 36; Corte Cost. 8/9/2016 n. 208) sostenendo che il termine di sei anni indicato nella norma impugnata si applica ai soli procedimenti che in concreto si siano svolti in tre gradi di giudizio, al fine di compensare l’eccessiva protrazione di una fase con la maggiore celerità dell’altra.

Quindi cosa accade se il processo viene definito in modo irrevocabile dopo due gradi di giudizio?

Le pronunce predette sembrerebbero fornire la logica per dare una risposta anche a questa domanda: dovrebbe contare quindi la somma dei due gradi di giudizio considerati insieme fra loro. Non la durata di ciascun giudizio, né la durata complessiva dei sei anni.

Sempre per esemplificare: supponiamo un giudizio di primo grado che termina dopo 1 anno e mezzo e un giudizio di appello che termina dopo 3 anni. Secondo la lettera delle norme già citate, il processo di appello avrebbe superato il termine di due anni e dovrebbe essere ritenuto di durata irragionevole. Ciò nonostante, alla luce dei principi espressi dalla Corte di Cassazione e Corte Costituzionale, riteniamo plausibile affermare che vada considerato il termine complessivo del primo e del secondo grado (1 anno e mezzo + 3 anni = 4 anni e mezzo). E se quest’ultimo termine sarà inferiore a quello previsto dalla legge per la durata irragionevole nei primi due gradi di giudizio (3 anni per il primo grado + 2 anni per il secondo grado = 5 anni) allora la parte non avrà diritto al risarcimento. Per questo motivo, nel caso esemplificato la parte non potrebbe chiedere il risarcimento del danno perché complessivamente il giudizio avrebbe avuto una durata ragionevole (irragionevole nell’appello ma compensato con la celerità del primo grado di giudizio).

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