Lo sapevi che con la PEC risparmi tempo e soldi?

Oltre chi esercita la professione di avvocato, commercialista, ingegnere o, più in generale, chiunque è iscritto a un albo professionale, anche qualsiasi cittadino può richiedere al Dipartimento per la digitalizzazione della P.A. e per l’innovazione tecnologica che gli venga assegnato un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).
Questa pratica, se da un lato produce degli oggettivi vantaggi per il cittadino, dall’altro potrebbe nascondere delle insidie nei suoi risvolti pratici.

Dal sito internet http://www.postacertificata.gov.it/ ciascun cittadino può richiedere che gli venga assegnato un indirizzo di PEC a titolo non oneroso.
Il risultato è l’assegnazione di una casella di posta elettronica che funziona proprio come quella ordinaria: invio e ricezione dei messaggi, creazione di bozze e cestino.
La differenza, tuttavia, è una e non di poco conto: i messaggi che transitano per la PEC hanno il medesimo valore legale di una raccomandata a.r..
Quando si invia un messaggio ne vengono automaticamente ricevuti due: uno di accettazione da parte del sistema (che ha lo stesso valore della ricevuta di invio del plico raccomandato); e l’altro di avvenuta consegna (stesso valore della ricevuta di ritorno firmata dal destinatario e riconsegnata al mittente).

L’indirizzo PEC assegnato verrà riportato in un pubblico registro a disposizione della collettività. Pertanto, da quel momento, ogni comunicazione certificata potrà essere inviata a mezzo PEC in sostituzione delle comunicazioni cartacee a mezzo posta. Unica condizione: anche il mittente dovrà essere munito di un indirizzo PEC attivo: in caso contrario la comunicazione viene comunque inviata e giunge al destinatario, ma priva del valore legale suddetto.

All’indirizzo PEC possono anche essere notificati atti di varia natura (sanzioni amministrative, notifiche di atti giudiziali e, in generale, notifiche della P.A.).

Il meccanismo della PEC offre indiscussi vantaggi. Le spese di spedizione rispetto a quelle per una raccomandata o una notificazione sono azzerate. I tempi sono ridotti, in quanto si può procedere a un invio certificato direttamente dal proprio computer o da telefono mobile, considerando sempre che gli stessi, in una città come, ad esempio, Roma, si moltiplicherebbero. La reperibilità del destinatario è assicurata e questo produce indiscussi benefici sia sui tempi di scambio di comunicazioni fra cittadini che su quelli fra cittadino e P.A., nonché l’azzeramento del rischio di un mancato recapito per smarrimento o inefficienza dell’ufficiale postale.

I meccanismi di valorizzazione delle comunicazioni telematiche è in continua evoluzione e il legislatore non lascia trascorrere più di due anni senza apportare qualche modifica evolutiva della materia. I benefici, come detto, sono molti e si prevede che entro due o tre lustri il meccanismo delle PEC diventerà obbligatorio o, quantomeno, di vastissimo utilizzo pratico.

Tuttavia, nella pratica casistica potrebbero palesarsi dei lati negativi: infatti, l’accessibilità pubblica dell’indirizzo PEC potrebbe favorire gli intenti meramente dilatori o di liti temerarie da parte di legali (avvocato o Studio Legale) che decidessero di promuovere procedimenti giudiziari, forte degli indiscutibili vantaggi economici di una notifica a “costo e tempo zero”.

Solo con l’inevitabile diffusione delle PEC si avranno dei riscontri pratici che ci permetteranno di valutarne la complessiva efficacia.

3 commenti su “Lo sapevi che con la PEC risparmi tempo e soldi?”

  1. Gentile avvocato,
    Mi permetto di intervenire sulla questione richiedendo un suo parere, ove possibile, sulle sue considerazioni di merito. Ovvero, qualora la pec venga globalmente diffusa e si palesi quell’inauspicabile aumento della litigiosità collettiva, il sistema giudiziario dovrebbe necessariamente conformarsi attraverso procedimenti giudiziari più snelli o, in altri termini, completamente telematici perdendo, di fatto, quel confronto de-visu tra i litiganti e tra litiganti e giudici. Ora, non sono un addetto del settore legale, ma quello che mi chiedo è se sia possibile sostenere un processo senza obbligo di comparizione delle singole parti, ovvero, e qui concludo, secondo lei, sarebbe possibile, oggi, sostenere un processo completamente mediatico (via web)?

    1. Gentile Christian Gas,
      il sistema giudiziario italiano si sta muovendo in questo senso già da molti anni con risultati che, in termini pratici, si fanno tuttavia attendere. Il processo telematico è in funzione, formalmente, dalla prima metà degli anni ’00 e, in particolare dal 2012, sta iniziando a sortire i risultati sperati. Nella sostanza, è permesso svolgere una serie di adempimenti online tramite le facoltà proprie del c.d. “avvocato telematico”: attraverso dispositivi di riconoscimento crittografico, l’avvocato non deve più recarsi in Tribunale se non per presenziare alle udienze. Si pensi addirittura al recente correttivo del 2015, che rende non più facoltativo, ma obbligatorio, il processo telematico con riferimento alle esecuzioni.
      Non vi sono privilegi di cui possano beneficiare le parti direttamente, almeno per ora. L’auspicio (e l’intento originario) del processo telematico è che in un futuro quanto più prossimo si possa arrivare allo status quo da Lei prospettato, ove, in sostanza, non occorrerà più nemmeno partecipare fisicamente alle udienze.
      Il problema resta, come sempre, l’odiosa ed endemica lentezza dei procedimenti innovativi nel nostro Paese.
      Saluti.

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