Negoziazione assistita, àncora di salvezza del processo italiano?

Il progetto di riforma del ministro della Giustizia Bonafede intende rafforzare il procedimento stragiudiziale nato nel 2014, depotenziando la mediazione civile e tentando di deflazionare il carico contenzioso. Vediamo in che modo.

La negoziazione assistita è stata introdotta dal D.L. n. 132/2014 convertito con modificazioni dalla Legge n. 162/2014 ed è una delle modalità di risoluzione delle controversie fra privati (metodo di risoluzione c.d. stragiudiziale). Ha lo scopo, quindi, di evitare il contenzioso o quantomeno di deflazionarne il carico, atteso che il processo italiano è famoso in Europa per avere tempi estremamente lunghi.

A oggi la negoziazione assistita è obbligatoria per tutte le controversie concernenti la circolazione di veicoli e natanti (quale che ne sia il valore) e per ogni causa fino a € 50.000,00, salvo che questa non sia di competenza esclusiva della mediazione civile, l’altro strumento stragiudiziale di risoluzione delle controversie nato nel 2010. Inoltre, tramite la negoziazione assistita è possibile concludere accordi di separazione e divorzio, nonché di modifica delle relative condizioni, senza ricorrere a procedimenti consensuali davanti al Tribunale.

Quale differenza tra mediazione e negoziazione assistita?

La mediazione (D.lgs. n. 28/2010) si svolge con la presenza obbligatoria degli avvocati e delle parti davanti a un soggetto terzo (il mediatore) che tenterà di trovare un punto d’accordo e di formalizzarlo in un verbale che – se rispettate le condizioni dettate dalla legge – avrà le stesse caratteristiche di una sentenza.

Nella negoziazione assistita, invece, non esiste la figura del mediatore e le trattative per arrivare a un accordo sono portate avanti dagli stessi avvocati delle parti: anche in questo caso, se rispettate le regole imposte dalla legge, l’accordo stilato avrà l’efficacia di una sentenza.

Pertanto, il procedimento di negoziazione è più semplice, più snello e, soprattutto, meno costoso, poiché abbatte le spese destinate all’istituto di mediazione.

La proposta di legge del ministro.

Stando alla proposta di Bonafede, la negoziazione assistita verrebbe estesa anche alle controversie di lavoro (come procedura facoltativa alternativa al giudizio, senza che costituisca condizione di procedibilità) e verrebbe eliminata quale condizione di procedibilità delle controversie per i danni da circolazione stradale.

Ma l’aspetto più innovativo della proposta sta nel nuovo ruolo che verrebbe ritagliato per l’avvocato, il quale potrà svolgere una vera e propria attività istruttoria stragiudiziale con la possibilità di utilizzare poi le prove acquisite nella fase stragiudiziale anche nell’eventuale (e inopinato) futuro processo, con sanzioni penali per chi rende dichiarazioni false, conseguenze processuali per le parti che si sottraggono all’interrogatorio e anche con l’aumento del compenso dell’avvocato di almeno il 30%, a meno che il giudice non rilevi il carattere abusivo o la manifesta inutilità dell’istruzione preventiva. All’istruttoria stragiudiziale prenderebbero parte entrambi gli avvocati delle parti e – nell’eventualità di una futura causa – il Giudice avrà la facoltà, se lo ritenesse, di ripetere tutta l’istruttoria.

In questo modo, se il giudice accerterà la bontà e la genuinità delle prove acquisite nell’istruttoria stragiudiziale, potrà saltare la fase dell’istruttoria processuale e arrivare direttamente alla fase decisoria della causa, con notevole riduzione delle tempistiche.

Dall’altra parte, stando alla proposta Bonafede, la mediazione non sarebbe più obbligatoria nel contenzioso sui contratti bancari, finanziari e assicurativi, né in materia di colpa medica e sanitaria, perdendo in questo modo una larga fetta del contenzioso sino a ora trattato.

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