Piattaforme, indetto referendum per il 17 aprile.

Pubblicato in G.U. il decreto presidenziale di indizione del Referendum abrogativo sul permanere del terzo periodo del comma 17, art. 6, d.lgs. 152/2006. Come sovente accade nel caso di quesiti referendari, l’opinione pubblica si “spacca”, registrandosi una notevole divergenza fra i sostenitori del “sì” e quelli del “no”. Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Il d.lgs. 152/2006, art. 6, comma 17, terzo periodo recita: «i titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale». La disposizione si riferisce, in generale, a piani o programmi che possano avere impatti significativi sull’ambiente (così dice l’art. 6, comma 1). In particolare, nel regolare la disciplina concernente le aree marine e costiere, con legge n. 208 del 28 dicembre 2015, è stata prolungata la durata delle autorizzazioni già rilasciate per estrarre le materie sino al termine della vita del giacimento.

La norma, entrata in vigore il 01 gennaio 2016, ha sin da subito diviso.

La corrente ambientalista critica, anzitutto, l’investimento a favore delle energie fossili a scapito di quelle rinnovabili, caldeggiate come le vere risorse del futuro; in secondo luogo, si biasima l’intento di investire sulle risorse petrolifere italiane – ritenute di non elevata qualità – piuttosto che su quelle estere, esponendo il territorio a rischi ambientali.

Tuttavia, se sull’onda emotiva la corrente del “sì” potrebbe sembrare molto attraente, si ritiene giusto esporre una serie di considerazioni esposte da chi non ritiene di votare contro l’estrazione.

In primis, i rischi connessi all’esistenza degli impianti vengono ritenuti pari a zero, sottolineandosi che i rarissimi fatti che in passato hanno costituito incidenti, hanno riguardato impianti strutturalmente differenti e tecnologicamente arretrati rispetto a quelli odierni. Secondo poi, l’estrazione viene considerata un elemento di fondamentale valorizzazione ed esaltazione delle risorse nazionali. Infine, l’esistenza di piattaforme favorirebbe anche il proliferare della fauna acquatica: infatti, il numero di pesci in corrispondenza delle aree interessate lieviterebbe in forza della protezione fornita dalle piattaforme stesse.

Parola al corpo elettorale.

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