Stop avvocati “pro forma”: pubblicato il regolamento attuativo della riforma.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale del 07 aprile 2016 il regolamento 47 del 2016 attuativo della riforma forense avviata con la legge 247/2012: l’avvocato non potrà più essere iscritto all’albo professionale se non in presenza di determinati requisiti. La riforma tende alla professionalizzazione del ruolo ed è volta a scoraggiare l’esistenza dell’avvocato come possessore del titolo ma non esercente l’attività forense.
Vediamo in che modo si intende perseguire lo scopo.

I controlli saranno svolti dal consiglio dell’Ordine del circondario in cui il professionista è iscritto, ogni tre anni, e concerneranno sia gli avvocati “italiani”, ossia coloro che hanno superato l’esame di abilitazione (scritto e orale) presso le Corti d’Appello italiane, e sia quelli stranieri, ovvero coloro che hanno conseguito il titolo a seguito di omologazione all’estero. La verifica, tuttavia, non sarà svolta per cinque anni dalla prima iscrizione all’Albo.
Il consiglio dell’Ordine appurerà la sussistenza dell’esercizio della professione in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente.

Tale è la professione esercitata quando l’avvocato:
a) è titolare di una partita IVA attiva o fa parte di una società o associazione professionale che sia titolare di partita IVA attiva;
b) ha l’uso di locali e di almeno un’utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale, anche in associazione professionale, società professionale o in associazione di studio con altri colleghi o anche presso altro avvocato ovvero in condivisione con altri avvocati;
c) ha trattato almeno cinque affari per ciascun anno, anche se l’incarico professionale è stato conferito da altro professionista;
d) è titolare di un indirizzo di posta elettronica certificata, comunicato al consiglio dell’Ordine;
e) ha assolto l’obbligo di aggiornamento professionale secondo le modalità e le condizioni stabilite dal Consiglio nazionale forense;
f) ha in corso una polizza assicurativa a copertura della responsabilità civile derivante dall’esercizio della professione.

L’avvocato dovrà dichiarare la sussistenza di tale requisiti mediante una dichiarazione sostitutiva di certificato/atto notorio.

Entro sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento in esame, il Ministro della giustizia dovrà stabilire le modalità con cui ciascuno degli ordini circondariali dovrà individuare, con sistemi automatici, le dichiarazioni sostitutive da sottoporre annualmente a controllo a campione.

Quando il consiglio dell’Ordine circondariale accerta la mancanza dell’esercizio effettivo, continuativo, abituale e prevalente della professione e l’avvocato non dimostra la sussistenza di giustificati motivi oggettivi o soggettivi, verrà disposta la cancellazione dall’albo, previo invito all’avvocato di rendere eventuali osservazioni, in forma scritta, con facoltà di essere ascoltato personalmente.

E dopo la cancellazione? Sarà possibile rimediare da parte del professionista? Il regolamento prevede di sì. Infatti, l’avvocato cancellato dall’Albo, nei casi di mancato possesso di Partita IVA, di locale/utenza telefonica, di PEC o di assicurazione, potrà esservi nuovamente iscritto qualora dimostri di avere acquisito i predetti requisiti.
Al contrario, l’avvocato cancellato dall’Albo nei casi di omesso aggiornamento professionale o di mancato raggiungimento del numero minimo di pratiche all’anno non potrà esservi nuovamente iscritto prima che siano decorsi dodici mesi da quando la delibera di cancellazione sia divenuta esecutiva.

L’intento del provvedimento è senz’altro da apprezzarsi, nell’ottica della ricerca di una maggiore qualità della professionalità e dell’aggiornamento del legale. Ma è bene rilevare che tutto ruoterà intorno alle effettive modalità di assolvimento dei controlli. Ma, per questo,  dovremo attendere ancora sei mesi ed esaminare il decreto. ministeriale.

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