Falsificò assegni circolari: la Cassazione lo assolve.

Era stato condannato in primo grado e in appello per aver falsificato tre assegni circolari recanti la clausola di non trasferibilità: la Cassazione ha annullato la sentenza perché il fatto non è più reato. Ecco perché.

L’art. 491 c.p. ha sempre sanzionato la falsità riguardante i testamenti olografi, le cambiali e tutti gli altri titoli di credito che si possono trasmettere tramite la girata o al portatore.

Il D.Lgs. 15 gennaio 2016 n. 7 ha aggiunto che tali fatti sono sanzionati solo se commessi al fine di recare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno.

Aggiunta sufficiente per convincere la Corte di Cassazione, V Sezione, ad annullare la sentenza di condanna: con la sentenza del 10 ottobre 2018, il Supremo Consesso ha stabilito che il condannato non aveva avuto la finalità di trarre vantaggio, né di farlo trarre ad altri e né, tantomeno, di recare ad altri un danno.
Il fatto, quindi, non può essere considerato “previsto dalla legge come reato”.

Le Sezioni Unite si erano già espresse nello stesso senso con la sentenza n. 40256/2018, depositata nel mese di luglio 2018, con cui prendevano in considerazione, anziché il caso dell’assegno circolare, quello dell’assegno bancario non trasferibile.

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