La costituzione di parte civile del pubblico ufficiale offeso dal reato.

Nella maggioranza dei casi si tratta di agenti di polizia, carabinieri, agenti di polizia locale o, in generale, soggetti che esercitano ruoli di pubblica sicurezza. Ma, invero, rivestono la qualifica di pubblici ufficiali tutti coloro che esercitano una funzione riconducibile all’attività pubblica, i quali, rappresentando, nell’esercizio della funzione, la longa manus degli enti amministrativi, legislativi o giudiziari, godono di particolari tutele. Per questo, non tutti sanno di poter aver diritto al risarcimento del danno patito nell’esercizio delle proprie funzioni.

Un oltraggio, una violenza, una resistenza, l’interruzione di un servizio o un ufficio di pubblica utilità, ma anche un credito millantato. In tutti questi casi l’attività di un pubblico ufficiale viene ostacolata e, spesso, il decoro e l’onore del medesimo vengono offesi agli occhi della collettività.

Molto spesso si tratta di reati perseguibili d’ufficio (cioè su cui il giudizio deve procedere indipendentemente da una querela o denuncia della persona offesa) e, nei cui processi, i pubblici ufficiali intervengono solo per essere ascoltati come persone offese.

Ma in realtà, negli ultimi tempi, le sentenze dei giudici hanno sempre più spesso riconosciuto il diritto del p.u. a essere risarcito: infatti, oltre alla lesione del decoro dell’amministrazione interessata dal reato – la cui costituzione a parte civile non è mai stata oggetto di contestazione – secondo i giudici sussisterebbe anche il danno all’onore, al prestigio e al decoro dell’ufficiale persona fisica offesa dal reato. Con conseguente diritto di questi ultimi a richiedere il risarcimento del danno fisico e morale a mezzo dell’istituto della costituzione di parte civile.

Un’inversione di tendenza che ha fornito una maggiore tutela ai lavoratori della pubblica amministrazione, ma su cui, ancora oggi, non v’è la giusta consapevolezza.
Infatti, molto spesso, i p.u. che hanno patito minacce, violenze, oltraggi ecc. non hanno una chiara idea dei diritti loro spettanti e delle conseguenze istituzionali di una loro richiesta di risarcimento: non solo la rifusione del danno patito, ma anche la finalità civica di deterrente per le future iniziative arbitrarie del cittadino.

Infatti, spessissimo – se non sempre -, a seguito della condanna per reati simili, il reo gode di benefici come la “sospensione condizionale”, che gli permettono di non scontare la pena e, quindi, di non subire conseguenza alcuna dall’aver commesso il fatto. Inoltre, quasi mai – soprattutto in grandi metropoli come Roma – la pubblica amministrazione coinvolta si costituisce parte civile e perciò non si arriva a nessuna condanna al risarcimento.

In questo modo, si finisce per infondere nel condannato l’idea che simili delitti restino impuniti e si incoraggiano le condotte illecite.

Ecco che, nella comune esperienza, l’unico vero deterrente nei confronti di questo tipo di condotte diviene la condanna al risarcimento del danno tramite la costituzione di parte civile da parte dell’offeso che, quindi, diventa l’unica conseguenza negativa sul piano del diritto nei confronti del condannato; con la funzione, da una parte, di risarcire il danno patito dal pubblico ufficiale e, dall’altra, – quella ancora più importante per i suoi risvolti civici – di scoraggiare anche per il futuro la commissione di simili condotte da parte di altri cittadini.

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