Guida breve sul risarcimento del danno. Tipi di danno e forme di risarcimento.

Il risarcimento del danno: uno dei temi più vasti del diritto civile italiano, protagonista della gran parte delle questioni stragiudiziali e giudiziali.
Negli anni, questo studio legale si è specializzato nel far ottenere ai propri assistiti il risarcimento di tutti i danni patiti, nella loro diversità di individuazione e di quantificazione; aspetti – questi ultimi – più complessi e per i quali si richiede l’intervento di un legale esperto.

L’intento di questo post è creare una breve guida schematica sui diversi tipi di danno esistenti nell’ordinamento e sulle diverse forme di risarcimento.

Nell’ordinamento italiano esistono due tipi di responsabilità da cui deriva l’obbligo di risarcire il danno:
A) Contrattuale (derivante dalla mancata ottemperanza agli obblighi assunti con la sottoscrizione di un contratto);
B) Extracontrattuale (derivante da un qualsiasi fatto doloso o colposo che abbia cagionato ad altri un danno ingiusto).

In questa sede ci occuperemo solo di questa seconda ipotesi.

La Responsabilità extracontrattuale deriva dall’aver cagionato ad altri un danno ingiusto (cioè che non trae giustificazione da alcuna norma giuridica): l’autore del fatto doloso o colposo da cui deriva il danno è obbligato a risarcirlo (art. 2043 c.c.).

Ma come viene risarcito il danno arrecato?

Anzitutto, (art. 2058 c.c.) se è possibile e non risulti eccessivamente oneroso per il debitore, può essere richiesto il risarcimento in forma specifica, cioè attraverso la riparazione o la sostituzione del bene con un altro uguale non danneggiato.

Altrimenti, dovrà corrispondersi un risarcimento per equivalente (cioè attraverso la corresponsione di una somma di denaro o altri beni in natura).
Per capire come viene risarcito il danno in questi casi, è necessaria un’ulteriore distinzione. Infatti, il danno può essere di due tipologie: patrimoniale e non patrimoniale.

A) Il danno patrimoniale (o materiale):

Si tratta di quel danno che viene patito quando la vittima subisce una diminuzione diretta del proprio patrimonio mobiliare o immobiliare (si pensi a un incidente stradale in cui l’automobile resta distrutta, oppure a un incendio che distrugge uno o più beni mobili): in questi casi, ai sensi dell’art. 2056 c.c. e dell’art. 1223 c.c., il risarcimento per equivalente avviene ripagando al danneggiato: 1) la perdita subita – cioè il danno emergente – vale a dire il valore di mercato che il bene aveva al momento del danno (se distrutto) o il costo sostenuto per ripararlo (se solo danneggiato); 2) il mancato guadagno – cioè il lucro cessante – vale a dire le ulteriori somme che il danneggiato non ha potuto conseguire a causa del danno subito.

B) Il danno non patrimoniale:

Si tratta di quel danno arrecato al corpo, alla mente o che incide nelle situazioni di vita relazionale dell’individuo; danno che non si concreta in una diminuzione diretta del patrimonio del danneggiato. Il danno non patrimoniale può essere risarcito solo nei casi previsti dalla legge (art. 2059 c.c.).

Proprio a causa di quest’ultima regola, non esiste una classificazione tassativa di questo tipo di danno. Nel tempo, dottrina e giurisprudenza hanno elaborato diverse categorie, partendo dal presupposto che, quando la norma parla di “legge”, non intende solo questa fonte normativa, ma piuttosto – più in generale – ogni atto normativo di diritto positivo.

Ecco perché la maggior parte delle categorie di danno elaborate nella prassi affonda le proprie radici nella Costituzione, norma regina dell’ordinamento.

Le principali categorie di danno non patrimoniale sono:
A) Danno biologico: danni al fisico e alla mente (danno oggettivo intrinseco);
B) Danno morale: danno causato da un perdurante stato di disagio psichico, tale da indurre agitazione, ansia, depressione, ecc. (danno soggettivo intrinseco). Si distingue dal danno alla mente proprio del danno biologico perché la menomazione, in quel caso, si manifesta con un handicap che potrebbe anche non provocare nella vittima i disagi psichici predetti;
C) Danno esistenziale: particolare tipo di danno che si verifica quando è pregiudicata la vita relazionale del soggetto (la vita coniugale, i rapporti con i parenti, i rapporti di lavoro, ecc.). Per esistere, ha bisogno che il danno si manifesti in relazione a una situazione esterna al soggetto che la subisce (danno relazionale estrinseco). Fatto che rende questo tipo di danno facilmente distinguibile sia da quello biologico (menomazione oggettiva nel fisico o nella psiche) che da quello morale (ove la sofferenza del danneggiato è intima e potrebbe non dipendere da situazioni esterne).

Tornando al quesito originario, cioè a come deve essere risarcito il danno, in questi casi, non essendo possibile quantificare in modo preciso il danno emergente e il lucro cessante, il risarcimento per equivalente dovrà essere liquidato con valutazione equitativa da parte del giudice (art. 2056 c.c. e art. 1226 c.c.), il quale, basandosi talora su criteri specifici (si vedano le tabelle relative ai sinistri) e talora sulle massime di esperienza, dovrà decidere una somma adeguata a ristorare il danno patito.

Una particolare disposizione sui danni non patrimoniali riguarda il caso in cui siano stati arrecati danni permanenti: in questi casi, il risarcimento può essere disposto sotto forma di rendita vitalizia da parte del giudice; ma ciò solo se le condizioni delle parti (condizioni economiche del danneggiante, età del danneggiato ecc.) e la natura del danno lo permettono (art. 2057 c.c.).

CASI PARTICOLARI

Non è responsabile del danno chi abbia agito per legittima difesa (art. 2044 c.c.) o in stato di necessità (art. 2045 c.c.), né tantomeno risponde l’incapace di intendere e di volere, per il quale sono responsabili i genitori, i tutori o, più in generale, tutti coloro che sullo stesso devono esercitare un’attività di sorveglianza (artt. 2046, 2047 e 2048 c.c.).

Per i danni arrecati dai domestici e dai commessi sono sempre responsabili i padroni e i committenti (art. 2049 c.c.) e per i danni provocati dalle cose in custodia sono responsabili i custodi (art. 2051 c.c.).
Stessa logica viene applicata ai proprietari di animali, di edifici e di veicoli (artt. 2052, 2053 e 2054 c.c.) per i quali rispondono i rispettivi proprietari.

L’ordinamento vuole tutelare chi esercita un’attività lavorativa considerata pericolosa per sua natura o per la natura dei mezzi adoperati: se il danno viene arrecato dall’attività in questione, l’esercente può essere esonerato dalla responsabilità se prova di avere adottato tutte le misure idonee a evitare il danno (art. 2050 c.c.).

Infine, se il danno è stato arrecato da più persone, l’ordinamento presuntivamente attribuisce alle stesse una responsabilità solidale, salvo il diritto di regresso (art. 2055 c.c.). Allo stesso tempo, se il danneggiato ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito e, addirittura, non è più dovuto per i danni che lo stesso danneggiato avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza (art. 2056 c.c. e art. 1227 c.c.).

IL RISARCIMENTO DEL DANNO DERIVANTE DA REATO

L’art. 185 c.p. prevede che i danni patrimoniali e non patrimoniali derivanti dalla commissione di un reato devono essere risarciti da parte del colpevole e delle persone che, a norma delle leggi civili, devono rispondere per lui.

Il processo penale si tiene non fra due privati, ma fra un privato e lo Stato (nella persona del Pubblico Ministero): con questo tipo di processo si intende sanzionare una condotta ritenuta così grave da non essere sufficiente la semplice tutela civile.

Il soggetto offeso dal reato può entrare in questo processo attraverso un istituto chiamato “Costituzione di parte civile“, entrando in questo modo in possesso del titolo per vedersi liquidare un risarcimento del danno in caso di condanna dell’imputato.

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