Sinistri auto e risarcimento diretto: dal 2007 fra ombre e luci.

Il risarcimento diretto: cioè la procedura di rimborso assicurativo che dal 1º febbraio 2007, in caso d’incidente stradale, consente al danneggiato che ha subito il sinistro con ragione (o ragione parziale) di essere risarcito direttamente dal proprio assicuratore.
A poco più di dieci anni dalla sua entrata in vigore, ha davvero sortito gli effetti positivi sperati?

Ai sensi dell’art. 149 del d.lgs. n. 209/2005 (Codice delle assicurazioni):

In caso di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato.

Perché sia possibile sbrigare la pratica di risarcimento con la propria assicurazione, è necessario che vi sia stato un sinistro con urto tra due veicoli a motore, i quali siano stati entrambi immatricolati in Italia, (inclusa San Marino e la Città del Vaticano), entrambi identificati e regolarmente assicurati.

Il risarcimento diretto, al contrario, non opera nei seguenti casi: incidente avvenuto all’estero (oppure quando coinvolge un veicolo estero), se sono coinvolti più di due veicoli, incidente che coinvolge un ciclomotore che non sia munito della cosiddetta nuova targa.

Inoltre, il risarcimento diretto non trova applicazione nemmeno quando dal sinistro sono derivati danni gravi alla persona del conducente, ovvero una lesione con danno biologico afferente un danno macropermanente (cioè al di fuori delle speciale tabella per lesioni da 1 a 9% di invalidità permanente) e in tutti i casi di cosiddetto “mancato urto“, cioè quando i veicoli non sono entrati in collisione fra loro (ad esempio quando il danno al veicolo viene cagionato da un’altra vettura che, marciando, solleva un sasso dal suolo che finisce per colpirlo).
E, infine, quando l’incidente viene fatto da macchine agricole o veicoli speciali.

In tutti i casi appena descritti, occorre rivolgersi all’assicurazione del veicolo che ha prodotto il danno con responsabilità, secondo la classica procedura prevista dall’art. 148 del Codice delle Assicurazioni.

A seguito della domanda, in caso di sussistenza dei requisiti soggettivi e oggettivi predetti, l’assicurazione risarcirà:
1) I danni al veicolo;
2) Le spese eventuali correlate al sinistro (traino, assicurazione e bollo non goduti, rottamazione, ecc.);
3) Le lesioni di lieve entità subite dal conducente;
4) I danni a cose trasportate appartenenti al proprietario o al conducente.

Invece, per tutelare i terzi trasportati, velocizzando la procedura di liquidazione dei danni da loro subiti, l’art. 141 del d.lgs. n. 209/2005 ha previsto che:

Salva l’ipotesi di sinistro cagionato da caso fortuito, il danno subito dal terzo trasportato è risarcito dall’impresa di assicurazione del veicolo sul quale era a bordo al momento del sinistro.

La procedura di risarcimento diretto è obbligatoria nella fase stragiudiziale (cioè quella in cui il risarcimento viene richiesto alla compagnia e questa valuta se procedere alla liquidazione oppure se non avanzare l’offerta, motivandone i perché), ma non in quella giudiziale, ove i danneggiati sono liberi di chiedere il risarcimento al danneggiante con responsabilità e alla sua assicurazione.

Ma la procedura di indennizzo diretto ha prodotto gli effetti sperati?

Il primo era quello legato alla concorrenza: il legislatore riteneva che, dovendo essere risarciti dalla propria compagnia, gli assicurati avrebbero cercato la compagnia più affidabile ai costi migliori; e, dall’altra parte, che le compagnie, per accaparrarsi i clienti, si sarebbero fatte concorrenza abbassando i costi e migliorando i servizi.

In realtà, il numero complessivo di imprese operanti in Italia è addirittura sceso e, talora, anche imprese diverse fanno parte del medesimo marchio: situazione che, invece di favorirla, ha indebolito notevolmente la concorrenza.

Il secondo aspetto concerneva i costi dell’assicurazione per RC,  che sarebbero dovuti diminuire. Il discorso è strettamente connesso con quello della concorrenza, la quale doveva essere favorita, appunto, anche dalla diminuzione dei costi.

In realtà, negli anni subito successivi al 2007, anno di entrata in vigore del risarcimento diretto, i premi medi degli assicurati sono sempre costantemente aumentati, soprattutto se confrontati con quelli di altri paesi dell’UE: il premio medio è più del doppio di Francia e Portogallo, superiore dell’80% a quello della Germania e maggiore del 70% a quello dell’Olanda.

L’unico aspetto su cui si sono registrati i miglioramenti attesi è quello della velocità della liquidazione delle somme: dal 2007 a oggi, i tempi si sono accorciati di circa il 35% (fonte dei dati statistici: ANTITRUST).

In conclusione, le aspettative del legislatore non possono di certo dirsi attese e l’introduzione della nuova procedura di risarcimento, ancora oggi, manifesta luci e ombre.

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