Corte Costituzionale, la notifica a mezzo PEC si perfeziona per il notificante nel giorno dell’accettazione, anche se successiva alle ore 21:00.

Irragionevole – secondo la Corte – equiparare, nelle notifiche telematiche, la posizione del notificante con quella del notificato.

L’estensione del divieto di notifica oltre le ore 21 anche alle notifiche a mezzo PEC (attraverso il richiamo dell’art. 147 cod. proc. civ.) è stato creato al fine di tutelare il destinatario della notificazione, cosicché sarebbe irragionevole costringerlo a controllare la propria casella PEC anche nelle tarde ore serali; per questo motivo, le notificazioni avvenute fra le 21:00 e le 24:00 si intendono – per il destinatario – perfezionate il giorno successivo.
Ma estendere tale perfezionamento anche al notificante non assolve a funzioni di tutela verso soggetto alcuno e, anzi, danneggia in modo irragionevole il soggetto notificante.

Così, con la sentenza n. 75/2019 la Corte Costituzionale si è espressa su una questione di grande interesse e molto dibattuta, sanando una disparità di trattamento del tutto irragionevole fra chi notifica a mezzo PEC e il soggetto che riceve l’atto notificato.

La Corte ha dichiarato [si riporta testualmente il contenuto della sentenza] l’illegittimità costituzionale dell’art. 16-septies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179 (Ulteriori misure urgenti per la crescita del paese), convertito, con modificazioni, nella legge 17 dicembre 2012, n. 221, inserito dall’art. 45-bis, comma 2, lettera b), del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 90 (Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari), convertito, con modificazioni, nella legge 11 agosto 2014, n. 114, nella parte in cui prevede che la notifica eseguita con modalità telematiche la cui ricevuta di accettazione è generata dopo le ore 21 ed entro le ore 24 si perfeziona per il notificante alle ore 7 del giorno successivo, anziché al momento di generazione della predetta ricevuta.

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